Visitando uno dei musei più belli d’Olanda, il Maurithuis de L’Aia, ci si imbatte in alcune opere tra le più importanti di Jan Vermeer, ma anche nell’opera più rappresentativa dell’artista Carel Fabritius.

Si tratta di una piccola tela dipinta ad olio che rappresenta un Cardellino.

Entrambi gli artisti vissero a Delft nel 1600. L’apprendistato di Vermeer comincia presso la bottega di Carel Fabritius. Il 29 dicembre 1653 Vermeer diventa membro della Gilda di San Luca. Dai registri di questa associazione di pittori si sa che l’artista non è in grado di pagare la quota di ammissione, il che sembrerebbe indicare difficoltà finanziarie. Successivamente la situazione migliora: Pieter van Ruijven, uno dei più ricchi cittadini, diventa il suo mecenate e acquista numerosi suoi dipinti.

Fabritius nei primi anni 1650 si trasferisce a Delft ed entra nella gilda dei pittori di Delft nel 1652. Muore giovane, in seguito all’esplosione di un magazzino di polvere da sparo che, il 12 ottobre 1654, distrugge un intero quartiere della città di Delft, dove sorge lo studio del pittore. Solo una dozzina di dipinti scampano al disastro.

Di tutti gli allievi di Rembrandt, Fabritius è stato l’unico a sviluppare uno stile artistico originale. Un tipico ritratto di Rembrandt avrebbe un semplice sfondo scuro con l’oggetto definito dalla luce. Al contrario, i ritratti di Fabritius si caratterizzano per gli sfondi dai colori luminosi e materici. Allontanandosi dall’attenzione, tipica del Rinascimento, all’iconografia, Fabritius si interessò soprattutto agli aspetti tecnici della pittura. Usava armonie di colori freddi per creare le forme in uno stile luminoso.

Un cardellino siede sulla sua mangiatoria, attaccato con una catena alla zampetta. I cardellini erano animali domestici molto popolari, in quanto erano in grado di imparare piccoli trucchi, come prelevare acqua da un recipiente con un secchietto.

Questo è uno dei pochi lavori di Fabritius di cui siamo a conoscenza. L’artista dipinse il cardellino con pennellate chiaramente visibili, tracciando l’ala con una spessa pittura gialla, che poi strofinò con il manico del pennello.

Brano tratto dal romanzo “Vermeer, il tempo perduto”:

È dipinto con bei tocchi, di un accento molto fermo e di una colore luminoso. Sotto all’uccello c’è la firma: Carel Fabritius, nella data 1654, l’anno stesso dell’esplosione del magaz­zino di polvere di Delft.»

Richiuse il libro che aveva in mano sul cui frontespi­zio era scritto: Galerie D’Aremberg à Bruxelles.

«Questo quadro è sopravvissuto al suo autore, morto dilaniato dall’esplosione di una polveriera che sconvol­se Delft proprio nel periodo in cui visse Vermeer, e ora sopravvive al suo possessore e, molto probabilmente, sopravvivrà a tutti noi. Il cardellino è tuttora lì, come se fosse vivo, canta ancora per chi lo volesse ascoltare, le­gato a una sottile cordicella che lo tiene fermo, prigionie­ro volontario, forse immobile. Eppure respira, lo sento» Théophile fece una pausa come se stesse identificando il canto. «È felice? E triste? Non saprei. Avverto la pittura fruirgli tra le piume morbide, spingendolo a svelare il segreto dell’esistenza nella sua immobilità eterna.»

Le pennellate larghe e morbide scomparivano di fron­te alla materialità di quel piccolo essere che puntava l’osservatore con occhi lucidi, svelandogli l’immenso.

«Io odo un canto melanconico. La tristezza della con­sapevolezza, di chi ha provato la gioia e il dolore, co­sciente della loro inscindibile complementarietà» Apol­line guardò ancora il dipinto, ma il suo sguardo era per­so nel vuoto. Aggiunse:

«E queste parole chi le ha scritte, Théophile Thoré o William Bürger?»

«Le ha scritte l’uomo che è riuscito a percorrere la pro­fondità dell’abisso del mare e a risalirne ancora vivo.»

«William Bürger» asserì lei.

Informazioni sull'autore

Dirigente scolastico, giornalista pubblicista, scrittrice, dirige un istituto di istruzione secondaria superiore con indirizzi artistici, tecnici e professionali.
Svolge funzioni ispettive nelle scuole statali e paritarie, è impegnata da molti anni nella formazione di figure apicali e dirigenziali della scuola, collabora con riviste specializzate del mondo educativo.
Per Edizioni Simone, Euroedizioni e Strige Edizioni ha pubblicato manuali di preparazione dei dirigenti scolastici e dei docenti.
Scrive su riviste di attualità, come il mensile “Bella Magazine”, “Così” e altre testate giornalistiche, con contributi inerenti all’ambito educativo, formativo e artistico.
Appassionata di arti figurative è curatrice scientifica della Mostra “Van Gogh Multimedia Experience” nelle edizioni di Monreale, Venezia, Torino, Parma, Palermo, Napoli.
Nell’ambito della scrittura creativa è autrice di numerose opere letterarie di vario genere, che hanno riscosso consensi e riconoscimenti.
Ha pubblicato i romanzi “Vincent in Love – il lavoro dell’anima” edito da Cairo 2017, “La Diva Simonetta – la sans par” AIEP Editore 2018, il romanzo Fantasy “Il bianco gelsomino – non esistono amori impossibili” Delos Digital 2020, “Parlami in silenzio Modì” AIEP Editore 2020, “Lo specchio delle stelle” Nuova Ipsa Editore 2021, “Il diavolo sulla quarta corda – Nicolò Paganini e il suo Cannone” Soncini Editore 2021 vincitore del premio Scala dei Turchi, “I fantasmi di Dioniso – Mario Tommaso Gargallo e il sogno del Teatro Classico a Siracusa” Morellini Editore 2021, “Ho ucciso Andy Warhol” Soncini Editore 2023 distribuito in abbinamento alla Gazzetta di Parma. Ultima pubblicazione nel 2025 “Vermeer, il tempo perduto” Morellini editore.

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